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In ragazza perplessa indossa tre paia di occhiali colorati

Shopping online: cosa ti serve per essere speciale

Personalizzare un oggetto è un gesto di affetto, ancor di più se si tratta di un regalo. Pensa a come integrare questa possibilità nel tuo e-commerce.

Chiamala originalità, voglia di stupire o semplicemente di fare qualcosa per essere ricordato. Vuoi fare un omaggio a una o più persone che ti stanno a cuore e cerchi qualcosa di speciale, pensato e anche personalizzato, se possibile.

Una bottiglia messa in fresco per su un tavolo per due in riva la mare.

È una richiesta che molte persone fanno ai negozianti, alcuni dei quali la raccolgono e cercano di soddisfarla, sia per curare la relazione col cliente sia per aumentare l’offerta dei propri servizi.

Un bottiglia più tua

Abbiamo raccolto la richiesta di Enoteca Longo di mettere a disposizione dei clienti due tipi di personalizzazione delle proprie bottiglie. Una tramite l’uso di una QR Code sul collo della bottiglia, a cui è possibile associare la visualizzazione, tramite smartphone, di un testo, di un’immagine e di un video personale; l’altra, tramite l’etichetta della bottiglia stessa, da caratterizzare con una propria immagine e un messaggio testuale.

Entrambe le opzioni, tramite una sezione realizzata da noi ad hoc nel sito e-commerce, sono disponibili sia online sia in store, tramite tablet e con il supporto degli addetti alle vendite.

La personalizzazione è disponibile non solo sulle bottiglie di vino e superalcolici ma anche su tutti gli altri prodotti dell’enoteca. Il nuovo servizio, online dalla fine del 2020, ha riscosso apprezzamento tra i clienti, che ne fanno largo uso soprattutto in occasione di feste e ricorrenze.

E se aumentassi la realtà?

Altre idee per una personalizzazione tecnologica? Parlando di bottiglie di vino, l’etichetta può essere il veicolo per applicazioni di Realtà Aumenta, come quella in questo esempio:


Online, con integrazioni al tuo sito e-commerce, e offline, con l’interazione tramite smartphone. Modi diversi per coinvolgere i tuoi clienti, migliorare l’offerta del servizio e l’esperienza d’acquisto.


Pensaci per il tuo negozio fisico e il tuo shop online.

Una pozzanghera con un aereo riflesso

Finalmente torniamo alla realtà… aumentata

Mai come ora questo tipo di tecnologia è accessibile e a disposizione per progetti di comunicazione creativa.

Stiamo per tornare a vivere delle esperienze, di persona, in compagnia, in pubblico. Da marketer e comunicatori dobbiamo sempre guardare avanti e pensare a come possiamo rendere queste esperienze ricche, originali e stimolanti, a ripensare le nostre strategie offline.

Se è vero che siamo spinti ad acquistare più dall’emotività che dalla ragione, come faremo a lavorare sulle emozioni? Basterà riscoprire gli eventi, i luoghi all’aperto e respirare qualche minuto senza mascherina?

Lo smartphone è stato un fedele compagno di questi mesi di chiusure, prova ora a usarlo per migliorare l’esperienza delle persone che fruiscono dei tuoi contenuti.

Tecnologie conosciute, nuove idee


Come? Per esempio con progetti di Realtà Aumentata. Sì, quella di Pokemon Go e no, non è una tecnologia vecchia, anzi. Contrariamente a una decina di anni fa, oggi le piattaforme di AR (Augmented Reality) sono più accessibili sia dal punto di vista del prezzo sia della tecnologia, sono personalizzabili e gestibili grazie a intuitive interfacce di back-end.

Con un più facile accesso allo strumento, ti puoi concentrare sul progetto da portare in AR, sui contenuti e sulle molte applicazioni possibili, dal grande potenziale comunicativo, con ampio spazio per la creatività.

I benefici per la tua azienda e il pubblico

La Realtà Aumentata ti permette di variare la proposta di contenuti, con un’offerta interattiva che coinvolge l’aspetto fisico, quello offline, e non solo quello online.

Puoi aumentare le vendite, perché con delle campagne pubblicitarie di AR riesci a migliorare l’esperienza delle persone che raggiungi e il loro coinvolgimento, che diventa più immersivo.

Usare la AR vuol dire guadagnare anche in immagine (Brand Awareness): la tua azienda dimostrerà di essere attenta e disposta a sperimentare nuove strade per avvicinarsi le persone.

Puoi ottenere anche ulteriori dati e informazioni attraverso le applicazioni di AR, da affiancare agli insight che provengono dai canali online.

Grazie alla messa in pratica di iniziative di AR, con le opportune attività di PR e comunicazione, puoi aumentare le possibilità che si parli della tua azienda.

Esempi di applicazioni di Realtà Aumentata


Packaging: “Il mio prodotto parla da solo”. Un’affermazione impegnativa che con la AR può assumere un significato letterale:



Prodotto: perché non far vedere un prodotto e le sue caratteristiche prima di averlo acquistato?



Eventi: che bello poter tornare a godersi i luoghi in presenza. Esperienze finalmente reali, e magari anche virtuali:



Materiale stampato: e se le storie che stai leggendo prendessero forma?



Musei: una guida solo per te, con tutte le potenzialità della tecnologia mobile e della AR.



Brochure: la carta è morta? È invece il punto di partenza per una grande esperienza. La Realtà Aumentata nobilita la carta, la fa vivere più a lungo e valorizza l’investimento:



Turismo: torneremo a viaggiare, quale migliore occasione per valorizzare le meraviglie di un territorio? Per facilitare la conoscenza dei luoghi, sul posto o a distanza:


Sono tutti esempi interessanti e coinvolgenti, non è vero? Usa questo tipo di tecnologie esperienziali per la tua comunicazione, è il momento giusto, e acquisisci un vantaggio competitivo nei confronti della concorrenza.

Sei interessato a progetti creativi di Realtà Aumentata? Parlane con noi.

Soft skills per una nuova Human Leadership

Quando si pensa a un leader solitamente vengono in mente nomi celebri, persone a capo di una nazione, leader che hanno cambiato la storia con carisma e grande potere. Politici e sportivi, inventori e filosofi. Quasi mai si pensa a persone vicine alla vita quotidiana come un nostro familiare o il datore di lavoro.

E, a meno che tu non sia una persona piuttosto egocentrica, scommetto che tantomeno pensi che potresti esserlo tu.

Invece è proprio qui che ti sbagli. Tu sei un leader, o potresti presto esserlo. Leader infatti non si nasce, lo si diventa.

Nancy Cooklin lavora nel campo della formazione, del coaching e del counseling e per professione fa proprio questo: aiuta a far emergere il leader che c’è in ognuno di noi.  Abbiamo chiacchierato con lei e Maria Beatrice Benvenuti qualche settimana fa su Clubhouse.

Come detto poco fa il leader non nasce tale, ma sono le esperienze vissute, l’ambiente in cui cresce, le occasioni che gli capitano, la storia familiare e culturale che lo forgiano e gli forniscono l’opportunità di diventarlo.

Per essere quella persona da prendere come punto di riferimento, quindi dobbiamo partire dalla consapevolezza: su chi siamo, su dove vogliamo arrivare e sul perché lo stiamo facendo. Un buon leader, quindi, lo è prima per se stesso e soltanto dopo può diventarlo per gli altri. Alla base deve avere una buona dose di intelligenza emotiva, ossia quella capacità di comprendere e gestire le proprie emozioni e di ascoltare e immedesimarsi in quelle degli altri.

Dobbiamo capire che prima di essere leader, cioè una guida in grado di condurre e accompagnare gli altri, siamo umani, e in quanto tali dobbiamo riconoscere i nostri limiti. Essere un leader non significa essere imbattibili o invincibili, ma al contrario bisogna rendersi conto e accettare la nostra vulnerabilità.

Chiedere aiuto, ad esempio è spesso visto come una debolezza, ma avere il coraggio di farlo è segno di maturità e consapevolezza.

Avere dei momenti di crisi o in cui non tutto va come sperato è del normale e, come si suol dire, capita anche ai migliori. Un fallimento, pertanto, non deve essere visto come una sconfitta totale, ma anzi va preso come una fase di passaggio e da cui si possono ricavare degli insegnamenti utili per raggiungere il traguardo.

Il leader è spesso considerato come quella persona sicura di sé, carismatica, coerente con se stessa e che sa andare dritto verso il proprio obiettivo. 

È colui che tiene sempre presente il perché delle azioni, ma sa anche ricredersi, cambiare opinioni e tornare sui propri passi in base alla situazione e alle contingenze.

Tutto ciò lo fa senza dimenticarsi, anzi mettendo al primo posto, il valore umano e la forza che si può scatenare dalle relazioni tra individui.

Guardando alla situazione attuale quindi chi può essere considerato un leader? Oggi più che mai un leader non è un capo, una persona al potere che impartisce regole, o che guida una grande massa di persone, ma è colui che include, che si fa portavoce delle minoranze, che presta attenzione ai valori, che si evolve in una direzione sempre più umana per il bene dell’umanità.

Quali quindi le skills per il futuro?

Molte sono le domande dei giovani che hanno da poco finito la carriera da studenti e stanno per addentrarsi in quella lavorativa: quali competenze sono fondamentali per iniziare? È necessario sviluppare delle abilità oltre a quelle che mi fornisce la scuola per arrivare preparato? Sono più importanti le competenze tecniche, quelle digitali o le cosiddette “soft skills”? Cosa cercano le aziende da una persona che si sta per approcciare al mondo del lavoro?

Il dibattito intitolato “Quali skills per il futuro – le competenze per il lavoro di domani” che si è svolto durante lo scorso convegno organizzato dal Salone del Lavoro e delle Professioni potrebbe rispondere a molti dubbi.

Gli ospiti presenti all’incontro ricoprono ruoli diversi all’interno delle aziende e, per questo, ci hanno fornito punti di vista derivanti da vari contesti e ambiti lavorativi.

Come assunto di base bisogna comprendere che il mondo del lavoro è diverso dalla scuola: il metro di paragone sui banchi è il voto, nelle aziende invece contano certamente le conoscenze teoriche, ma devono essere affiancate e supportate dalle abilità sviluppate sul campo. E con “sul campo” non si intende solamente da quando si entra nell’ambito lavorativo, ma già da prima, da ciò che si apprende con le esperienze di vita come viaggi culturali, ambienti sportivi e rapporti relazionali.

Quindi insieme alle hard skills, quelle abilità tecniche e più facilmente valutabili, sono essenziali le soft skills, cioè tutte quelle competenze che derivano dal proprio vissuto, apprese in diversi contesti e che fanno parte della nostra personalità. Tali competenze vengono definite trasversali proprio perché riguardano il nostro modo di agire, il nostro sapere essere come individuo e anche il nostro saper diventare in contesti nuovi.

È fondamentale quindi imparare, disimparare e reimparare di nuovo. È un continuo processo di upskilling e reskilling, ossia di incrementare le nostre competenze e di svilupparne di nuove.

Tra le soft skills più conosciute ci sono: problem solving, pensiero critico, intelligenza emotiva, decision making, proattività. Ma in quest’epoca in cui, soprattutto a causa della tecnologia, il mondo si evolve ad una velocità estrema, è essenziale anche sapersi plasmare a seconda dei cambiamenti che si presentano davanti al percorso. Per fare ciò è dunque basilare puntare anche sull’adattabilità e sulla flessibilità oltre che sulla propria creatività e intuizione.

Come quanto detto poco sopra, viviamo in un’epoca in cui tutto cambia alla velocità della luce. Puntare sulla learning agility potrebbe essere una strategia vincente. La learning agility, è la capacità di saper apprendere e cambiare, ma soprattutto farlo in modo continuo e flessibile e rapido.

Bisogna perciò essere in grado di cogliere l’opportunità di formarsi non solo tramite il classico percorso di studi, ma anche in contesti meno convenzionali, ad esempio attraverso corsi online e digitali, post-diploma e post-laurea o anche corsi attivati dall’azienda.

Alcune tra le più importanti soft skills si potenziano e si migliorano a partire dal rapporto con gli altri. Un contributo essenziale, quindi, è dato dalla cerchia di persone che si frequentano con cui interagiamo.

Skills come capacità di lavorare in gruppo e di leadership, empatia, intelligenza emotiva e capacità di mettersi in discussione si sviluppano proprio grazie alla forza di relazionarsi con una community o un team di persone. Tali situazioni insegnano esattamente come si possa imparare non soltanto in contesti puramente formativi.

È importante dunque coltivare e impegnarsi in passioni che prescindono dallo studio e dalle nozioni apprese a scuola.

Può capitare infatti che possiamo trarre alcuni grandi insegnamenti da occasioni non convenzionali. Durante il nostro percorso di vita infatti possono accadere degli “imprevisti”, cioè di trovarsi in delle situazioni inaspettate, da cui però possiamo imparare e ricavarne dei vantaggi. Dobbiamo quindi essere bravi a sfruttare ogni opportunità per apprendere e crescere.

Amazen: dalla terra al digitale, passando per la comunità

Ho bisogno di conoscere la storia di un alimento, devo sapere da dove viene, devo immaginarmi le mani che lo hanno coltivato lavorato e cotto ciò che mangio.” (Carlo Petrini, fondatore di Slow Food)

Una citazione per descrivere la passione e la cura che si ha nel coltivare e produrre specialità derivanti dal territorio e la bellezza di poterli assaporare e gustare conoscendo la realtà che c’è dietro. Non è sempre facile però reperire velocemente e comodamente tali prodotti, così ci affidiamo spesso a grandi catene di distribuzione dimenticandoci della stagionalità e della biodiversità agroalimentare.

La soluzione? Amazen, lo shop che passa direttamente dal produttore al consumatore senza passaggi intermedi. Progetto nato dalle menti creative di theZENagency, l’e-commerce valorizza le specialità eno-gastronomiche del territorio lombardo. Ma Amazen non è solo questo.

La sua marcia in più? Essere il primo shop online etico e solidale. Grazie alla collaborazione con la Fondazione Comunitaria del Ticino Olona ogni persona che acquisterà sullo shop farà del bene alla comunità. Una parte del ricavato verrà donato alla Fondazione, sostenendo i progetti sociali promossi dall’ente filantropico.

L’evento di lancio del progetto Amazen si è tenuto lo scorso 20 aprile in contemporanea sui profili Facebook. Durante la diretta inoltre sono stati presentati i due bandi indetti dalla Fondazione a sostegno del Terzo settore: “Educazione conciliazione familiare” pensato per aiutare famiglie in difficoltà e chi soffre di disagi psicologici e “Sostegno alle fragilità” dedicato ad anziani, malati e disabili. Possono partecipare al bando enti privati senza scopo di lucro operanti nel territorio di competenza della fondazione, presentando la richiesta di contributo entro il 31 maggio 2021.

L’incontro è stato anche l’occasione per i produttori già presenti sull’e-commerce per farsi conoscere raccontando la loro storia e quella dei loro prodotti. Perché Amazen è un atto di consapevolezza e di responsabilità culturale: acquistando sullo shop, si sostengono le piccole realtà autonome e si preservano le specialità tipiche locali, arricchendo se stessi e il territorio in cui si vive.