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_ Clubhouse: ho parlato

Il social del momento? Dai, lo sai anche tu, parliamo di Clubhouse.

Non so che cosa diventerà Clubhouse, quello che farò è semplicemente raccontarti quella che è stata fino a oggi la mia esperienza sul social per spiegarti perché dovresti (o “devi”, se lavori nel mondo della comunicazione) esserci.

Partiamo da che cos’è Clubhouse

Possiamo definirla una nuova piattaforma social “vocale” a cui si accede solo su invito.

Ci sono delle stanze tematiche virtuali (room) all’interno delle quali gli utenti interagiscono, in tempo reale, attraverso la loro voce.

La piattaforma nasce nel 2020, da un’idea di Paul Davison e Rohan Seth.

Che cosa serve fare per esserci:

  • Avere un iPhone o un iPad.
  • Scaricare l’APP.
  • Avere a disposizione un invito.

Il terzo punto è centrale, non solo ti servirà per iscriverti, ma la persona che ti “presenta” alla community comparirà all’interno del tuo profilo.

Tradotto: se una persona della quale non hai grande stima, o che pensi possa creare disordine all’interno delle stanze, ti dovesse chiedere un invito – ecco – pensaci un attimo.

Hype, baby

Mercato degli inviti, persone che acquistano iPhone usati per scaricare l’APP…

Come far parlare di sé come “social” in un pianeta nel quale il tempo a disposizione è sempre meno, si cerca la disconnessione, e – soprattutto – si ha la percezione che l’universo delle piattaforme esistenti in un certo senso abbia saturato le funzionalità disponibili?

Tre spunti: FOMO, community, voglia di esprimersi.

FOMO

Fear of missing out, vendere (anche il download di un’APP) generando senso di urgenza e scarsità è un classico, ma funziona eccome.

Hai presente quando Booking ti dice: “due utenti hanno prenotato il tuo hotel poco fa…”?

Ecco, il fatto che non dico sia “difficile” entrare su Clubhouse (quantomeno avendo una normale rete sociale di conoscenze) ma comunque limitato, scatena la sensazione che – se assenti – si possa rischiare di perdere qualcosa.

Mi posso divertire a una sagra in piazza, ma ci possono andare tutti in fondo. Che me ne frega.

Vuoi mettere conoscere la parola d’ordine per accedere a una festa esclusiva in una location segreta? Scusa per l’esempio pre-Covid, mi serviva per farti capire cosa intendo.

Community

La voce avvicina, la sensazione di confidenza che arriva dal condividere una stanza digitale esiste, eccome. È molto facile trovare appassionati di qualsiasi cosa con i quali confrontarti, conoscerti e spostare il contatto a un livello successivo come Instagram, oppure LinkedIn.

Sono nate le prime stanze che si ripetono quotidianamente, oppure settimanalmente. All’interno di queste, sarà molto facile ritrovare le stesse persone che si danno appuntamento.

Parlando di community, ho avuto la fortuna di conoscere Marta Basso, Ana Maria Fella e Federico Cecchin ai quali faccio i miei complimenti per aver avviato e organizzato la prima community italiana, oggi conta più di 2.200 persone su un gruppo Telegram dedicato a Clubhouse e – soprattutto – aver fatto nascere “CLUB ITALIA”.

CLUB ITALIA è il primo club italiano, mentre le “Room” si possono aprire liberamente per i “Club” serve la concessione di Clubhouse. All’interno di un “Club” si potranno appunto fare nascere e organizzare le varie “Room”. Grazie al lavoro di Marta, Ana e Federico e a quello di una vera e propria redazione di appassionati provenienti dai più diversi settori, oggi è disponibile una vera e propria programmazione adatta a tutti i gusti.

Voglia di esprimersi

Clubhouse non è il nuovo “nulla”, come tante novità interessanti è tale proprio per la sua unicità.

È probabilmente l’incrocio tra una radio e un podcast, con una spruzzata di Twitter e LinkedIn.

Partiamo da un punto: ci si può porre attivamente o passivamente su Clubhouse.

Con passivamente, intendo che si possono semplicemente ascoltare le stanze, senza per forza sentirsi in dovere di intervenire. Non è vero che si perde tempo per forza. Posso ascoltare Clubhouse come Spotify, nessuna differenza.

Attivamente, invece, significa interagire “alzando la mano” e lasciando il proprio commento oppure aprendo le proprie stanze come “moderatore”.

Rispetto agli altri canali social, qui è molto più difficile dimostrarsi interessanti se non si ha nulla da dire di valore. Non puoi giocartela con l’essere fotogenico/a.

Non c’è tempo per una ricerca su Google o per la stesura di un discorso, o sai o non sai.

Se sai, puoi decidere di esporti e fare crescere in modo organico una community di “veri” followers, che ti seguiranno per quello che dici.

Se non sai, puoi decidere di tacere e imparare, oppure esporti rischiando il contradditorio o di doverti confrontare con esperti veri.

Moderatore is the new influencer

Il ruolo del “Moderatore” della stanza si posiziona tra quello dell’influencer e quello del content creator. Le cito entrambe perché non sono (ancora) figure completamente sovrapponibili.

Per un moderatore è importante far crescere il numero followers, ma è ancora più importante la costruzione di una community fedele e proattiva. Che me ne faccio di 1.000 followers di “cortesia”, se non sono interessati ad ascoltarmi quando apro o parlo in una room?

Nessuno sa quale sarà il futuro di Clubhouse, quello che sto cercando di fare personalmente è la costruzione di stanze da 150/200 persone all’interno delle quali confrontarsi, divulgare, ma potersi permettere di lasciare spazio di intervento al pubblico. Perché ti renderai conto di quante storie e persone interessanti conoscerai partendo da un’alzata di mano.

Questo tema va a braccetto con il discorso del content creating: studiare temi di confronto, trovare le persone giuste con le quali avviare le discussioni e stimolare un dibattito sano e rispettoso. Lasciare “qualcosa” a chi ascolta.

Sto scrivendo di domenica (San Valentino), sono le 18.41, ho un occhio sul Mac e uno sull’Olimpia Milano che si sta giocando la Finale di Coppa Italia contro Pesaro (molto anni ’80).

In questo momento, ecco qualche esempio di stanza online: “LinkedIn per trovare lavoro”, “Quelli felicemente single in questo San Valentino”, “Karaoke estremo con Ambra – Speciale San Valentino”, “I ROOMinanti – Chi meno ama è più forte si sa”, “La più bella dichiarazione d’amore che hai ricevuto?” ma la più bella, per distacco, è: “VETRINA (così, in maiuscolo): non si parla, ci si scambia il follow per crescere”.

In riferimento all’ultima dicevo che se non hai nulla da dire non è il posto giusto, come vedi è tutto un punto di vista.

Employer Branding

Quando arriveranno (perché arriveranno, tranquillo) anche le aziende sarà molto interessante.

Come utilizzeranno il social? Semplicemente per provare a “vendere”? Oppure potranno provare a trasmettere la cultura aziendale, cercare talenti e – perché no – organizzare le prime fasi della selezione direttamente su Clubhouse?

Abbiamo assistito a un successo clamoroso della room dove è stato ospitato Elon Musk, quale impatto potrebbe avere lo stesso sistema applicato ad atleti o altre personalità del mondo business, avvicinabili a dei brand? Quanti parlerebbero con LeBron James in una stanza organizzata da Nike? La risposta è: il numero equivalente alla capienza digitale della stanza.

Shift Happens e Bookowski: sperimentiamo!

Ho aspettato a scrivere questo articolo non per pigrizia (questa volta non c’entra, altre sì) ma perché ho voluto fare quello che dovrebbe fare chiunque lavori nella comunicazione: si studia il canale, ci si informa e si sperimenta per capire come poterci stare con un senso.

Ogni mercoledì dalle 17.00 (nel senso che iniziamo alle 17.00 e finiamo quando ci va) facciamo una stanza che si chiama “FDO presenta SHIFT HAPPENS”. Siamo nella programmazione di CLUB ITALIA, appunto.

Sostanzialmente un paio di relatori che raccontano un tema a un pubblico che sta crescendo e a un panel di ospiti che si completa dei cosiddetti “FDO Friends”, amici che sono stati relatori o ospiti di FDO – For Disruptors Only (uno degli eventi organizzati da the ZEN agency) che se online mi fanno compagnia interagendo con i protagonisti della stanza.

Per coordinarsi – da un’idea dell’ottima Enrica Mannari (vedi sopra, speaker di FDO che mi aiuta nella conduzione) – il segnale per passare la palla (e la parola) è la citazione di Kuiil: “Ho parlato” (se non hai visto The Mandalorian, interrompi la lettura e guardatelo).

Il 5 marzo raddoppiamo, portando anche la seconda data di “Bookowski – Not the ordinary caffè letterario” su Clubhouse, insieme a Laura Campiglio e Francesca Lualdi.

Quindi, perché essere su Clubhouse?

Perché nessuno sa se sarà il social del futuro, ma serve essere dove si generano flussi di comunicazione interessanti.

E oggi, è un dato, sempre più persone scelgono Clubhouse per comunicare.

Ho parlato.

Egidio Alagia

Egidio Alagia

Event Manager