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Cosa può insegnarci l’esempio di Quibi

Anche solo pensare di competere con Netflix e Amazon Prime può sembrare una follia, invece c’è chi ha accettato questa missione impossibile.

Si chiama Quibi la nuova app per smarphone dove tutto dura solo 10 minuti. Si tratta di un servizio di video streaming on demand in cui tutto è diviso in capitoli della durata di circa 10 minuti.

Quibi va incontro alla velocità di consumo dei contenuti che c’è oggi e si propone come alternativa ai colossi del video streaming, compreso YouTube, per riempire quei momenti in cui magari hai solo qualche minuto a disposizione e vuoi essere intrattenuto.

Bocconcini veloci. Grandi storie

Non so se Quibi avrà successo con i suoi ‘Quick bytes. Grandi storie’, ma quello che mi piace di questo progetto è il mondo in cui è stato pensato. Prima di tutto l’ascolto, il tentativo di rispondere a un’esigenza: la persone hanno poco tempo, vogliono contenuti brevi e di qualità che sono disposti a pagare, secondo Quibi.

Per chi non vuole perdersi a cercare, per esempio su YouTube, qualcosa che fa al caso suo per vederlo in quei pochi minuti, Quibi offre film e serie tv a puntate da 10 minuti, oppure l’informazione autorevole targata BBC, NBC News o ESPN e produzioni originali e nuove, ogni giorno, sempre nel formato di ‘veloci bocconcini’.

I video di Quibi sono ottimizzati per lo smartphone, si possono vedere passando dalla visualizzazione orizzontale a quella verticale a pieno schermo, un altro elemento testimonia l’attenzione all’esperienza dell’utente e alla fluidità di utilizzo.

Film, serie e video da un altro punto di vista

Un servizio come quello proposto da Quibi mi fa ha fatto ripensare a quante cose si possono fare partendo dallo stesso contenuto, le produzioni video in questo caso.

I film sono gli stessi contenuti offerti da piattaforme come Netflix, Prime e molte altre, ma nessuno aveva mai pensato di dividerli in capitoli brevi o di standardizzare le produzioni video in durate prefissate (circa 10 minuti), cosa che invece aveva fatto Twitter con la lunghezza dei testi dei suoi post (i famosi 140 caratteri).

La questione non è se il format di Quibi sarà apprezzato o meno dal pubblico, ma piuttosto che non serve per forza cercare l’idea inedita, che nessuno ha ancora avuto, perché è molto difficile trovare qualcosa di assolutamente nuovo.

Facebook è stato il primo esempio di social network, imitandolo e copiando molte delle sue caratteristiche ne sono nati moltissimi altri. Instragram ha dato il là ai canali social principalmente fotografici e nativi mobile, molti lo hanno imitato e si sono proposti a nicchie diverse, ritagliandosi il proprio spazio e cercando di rubarne agli altri.

Un contenuto non balla per una sera soltanto

Un contenuto, così come un’idea, può essere ripreso, modificato, migliorato e riproposto più e più volte.

Testi, grafiche, video, audio… In generale tutto quello che hai prodotto e per cui hai speso fatica e risorse, non vive una volta sola. Non fermarti a una semplice pubblicazione social, ma pensa a come riproporlo da altri punti di vista (come ha fatto Quibi con film e serie tv), magari a distanza di tempo, sia nel caso ti abbia dato dei buoni risultati (seo, lead generation, traffico, interazioni), sia che non abbiamo funzionato.

Se ha funzionato, hai un buon motivo per riusarlo e dargli altre oppurtinità di fare il suo dovere. Se non ha funzionato, puoi provare altre strade, formati e testi, puoi fare dei test, ma non lasciare che il risultato dei tuoi sforzi viva solo per poche ore. Merita almeno un altro ballo.