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La Realtà Virtuale batte la pandemia: l’esempio del Tour de France

La pandemia di coronavirus ha cambiato il modo in cui facciamo le cose. Gli eventi, i luoghi e le attività a cui eravamo abituati sono stati cancellati, chiusi, in alcuni casi, definitivamente. Sono nate versioni virtuali di quasi tutto: incontri, concerti, feste, lezioni, convegni. E i grandi eventi sportivi?

Il calcio è ripartito a porte chiuse, senza pubblico, idem il tennis e la Formula 1. Ma sport come il ciclismo, che si spostano lungo centinaia di km, come possono fare per non rischiare l’oblio?

Il Tour de France ha pensato di organizzare la sua corsa a tappe in modo virtuale. Parliamo della corsa a tappe di ciclismo più antica e famosa del mondo: dal 1903, sulle strade di Francia si corso in bici ogni anno, con la sola eccezione della prima e della seconda guerra mondiale.

Il Tour è ancora in programma: Covid-19 permettendo, è stato rinviato a fine agosto (di solito si svolge a luglio). Nel frattempo gli organizzatori hanno pensato a come riempire questo buco nel calendario degli appassionati, dei ciclisti professionisti e anche degli sponsor.

Poiché tutte le gare ciclistiche più piccole che si svolgono di solito durante l’estate sono state annullate, il tour virtuale darà ai ciclisti una motivazione per allenarsi e la possibilità di mettersi in gioco in un evento agonistico. Le loro routine di allenamento sono state interrotte e stravolte, serviva qualcosa per ripartire e far girare i pedali.

Ecco allora il Tour de France virtuale

I partecipanti saranno in sella a biciclette fisse nelle loro case invece che su bici reali su strada, e ci sono altre differenze chiave tra il Tour virtuale e la corsa reale.

Per i principianti, il Tour è normalmente suddiviso in 21 tappe, ciascuna classificata come pianeggiante, collinare o montana. I ciclisti devono completare le tappe programmate in 23 giorni consecutivi, per una distanza totale di circa 3.500 chilometri.

Il tour virtuale ha ovviamente un programma diverso da questo: la gara è prevista per tre fine settimana nel mese luglio, con sei tappe della durata di una o due ore ciascuna. Come nella corsa reale, ogni tappa tenderà a essere prevalentemente collinosa, montana o pianeggiante, il che significa che i partecipanti dovranno regolare la resistenza sulle loro biciclette da allenamento e talvolta pedalare in piedi o accovacciati per simulare l’arrampicata su una collina (se hai mai fatto spinning sai come funziona).

La gara si svolgerà su Zwift, una piattaforma virtuale in circolazione da alcuni anni, un’app di allenamento per ciclisti, corridori e triatleti. Gli atleti usano un tapis roulant o una cyclette in combinazione con una serie di sensori più il loro laptop o smartphone. Possono accedere a programmi di allenamento personalizzati e partecipare a gare virtuali contro altri utenti in tutto il mondo.

I concorrenti del Tour virtuale avranno davanti a loro un grande schermo che simula la loro corsa attraverso ambienti virtuali, alcuni dei quali creati appositamente da Zwift per questo evento. Per i primi due giorni di gara, per esempio, i ciclisti attraverseranno Watopia, un mondo virtuale creato da Zwift. L’azienda ha costruito altri scenari personalizzati per il Tour, imitando principalmente i luoghi della vita reale in cui si svolge solitamente la gara, tra cui la campagna francese, un picco di 6.263 piedi in Provenza chiamato Mont Ventoux e il traguardo sui famosi Champs-Elysées a Parigi.

Secondo gli esperti, pedalare su Zwift può effettivamente essere più impegnativo fisicamente rispetto a una vera bici, per tre motivi: è più difficile per il tuo corpo rinfrescarsi, la resistenza della bici funziona in modo diverso e la motivazione diminuisce perché non c’è l’effetto del contesto, non c’è il vento tra i capelli e la strada che si muove sotto di te.

Quest’ultimo punto è la chiave

Siamo riusciti ad affrontare la pandemia in modo molto diverso da come avremmo fatto solo 10 anni fa. Tecnologie come Zoom e Slack hanno permesso a milioni di persone di lavorare da casa, i nostri smartphone ci hanno aiutato a rimanere ultra-connessi anche quando eravamo fisicamente separati, e un rapido accesso alle informazioni ci ha tenuti informati su ciò che stava accadendo.

Naturalmente, parlare con i nostri amici o guardare i musicisti in streaming su uno schermo non potrà mai sostituire l’esperienza di persona, proprio come andare su una bicicletta fissa attraverso un mondo virtuale non ti darà mai la sensazione che ti dà il vento tra i capelli o l’asfalto sotto le ruote.

Ma in un momento in cui non abbiamo altra scelta se non apprezzare le piccole cose, è sicuramente meglio dell’alternativa, che è … niente.

A seconda del modo in cui la pandemia continua a manifestarsi, potremmo essere costretti a vivere in un futuro altamente virtualizzato, con eventi che non avremmo mai pensato che potessero diventare virtuali pur di trovare un modo per riuscire a farli.

Idee che creano nuove opportunità di marketing

Potrebbe essere una grande opportunità anche per le aziende di settori particolare, come il fitness e le palestre, di riuscire a operare in periodi di lockdown, se non addirittura di differenziare la propria offerta oltre a quella reale, fatta nella propria struttura.

Il nuovo sbocco, forzato durante il lockdown, potrebbe essere quello digitale, producendo contenuti (es. video corsi) per chi ha problemi a frequentare assiduamente la palestra; vendere attrezzatura connessa di nuova generazione, per organizzare sedute ad hoc o competizioni. Opportunità, appunto, che non possono sostituire l’esperienza reale, ma che possono arricchire l’offerta ed essere da supporto nel bene e nel male.

Quanti partecipano al Tour de France virtuale?

23 squadre maschili e 17 squadre femminili si sono iscritte alla gara di bici virtuale, inclusi gli ultimi tre vincitori dell’evento reale. Le riprese verranno trasmesse in oltre 130 paesi.

Speriamo solo che tutti i concorrenti abbiano connessioni Internet stabili.