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_ Le 11 regole del garage che sono ancora così attuali

Parlando di disruption da circa un paio d’anni (o meglio, ascoltandola dai relatori che ho coinvolto) non potevo lasciar cadere la richiesta di un collega: “aspetto un tuo articolo per il blog dell’agenzia”.

La richiesta lui direbbe che sia ormai abbondantemente caduta visto che risale a qualche settimana… ehm… mese fa.

Però è anche vero che da terra si può sempre raccogliere qualsiasi cosa e che per scrivere serve ispirazione. Serve a quelli bravi, immagina a uno come me, che solitamente non scrive articoli. Stavo per scrivere “che non scrive di mestiere”, ma non sarebbe stato corretto considerando i tempi che corrono proprio per quello di cui sto per parlare, lo scoprirai dopo.

Magnus Carlsen, scacchista norvegese, una volta disse che: “non puoi limitarti ad applicare quello che leggi sui libri, da gestire ci sono sempre e soltanto eccezioni”.

Perché parlare di disruption?

Non è corretto dire che stiamo vivendo un cambiamento.

Siamo sommersi da ricerche che ci dicono che le soft skills come problem solving, pensiero critico, creatività, empatia, coordinamento sono diventate fondamentali per il mercato del lavoro (non importanti eh, fondamentali), che nel 2030 ben due terzi dei posti di lavoro sarà soft-skills-intensive (le più importanti, comunicazione e teamwork), che molti degli studenti di oggi faranno un lavoro che oggi non esiste.

Se è vero tutto questo, non possiamo dire di vivere un cambiamento. È più corretto dire che il cambiamento è diventato il nuovo modello di vita.

La disruption non è un qualcosa che accade e che precede un nuovo status-quo, è diventata lo status-quo.

Allora perché è così difficile per l’essere umano cambiare?

Di base, siamo esseri abitudinari. Non è colpa nostra, siamo nati così.

È la nostra natura. La natura però ci insegna che non è mai sopravvissuto chi è più forte, ma chi è stato più reattivo ai cambiameti.

Se dovessi decidere quale skill tra tutte, tenere in cima a un’ipotetica torre, non avrei nessun dubbio: la capacità di essere disposti a mettere tutto, continuamente, in discussione.

La disruption ha una forza prorompente sia nella veste di un grande cambiamento culturale che può muovere la passione di milioni di persone, sia nella drammaticità di una pandemia che nella sua agghiacciante trasversalità obbliga tutti a riconsiderare le priorità della propria vita.

Come si devono comportare le aziende?

Strategia. Sperimentazione. Esecuzione. Ripartire da capo.

Quando tutto cambia, non esistono manuali da consultare o istruzioni per l’uso.

Nuovi modelli di leadership, un lavoro fluido sempre più in interazione con mondi nuovi come la robotica o l’intelligenza artificiale, nuove economie e diverse percezioni dei luoghi di lavoro. Come possiamo affrontare tutto questo?

Si parte sempre dalla strategia, senza un “punto B” da raggiungere non si ha una meta, senza una meta si gira a vuoto. E visto che non siamo su una spiaggia, “girare a vuoto” non genera valore. Andare a braccio non è sperimentare, per quello serve una strategia, altrimenti non si genera valore.

Per sperimentare, serve strategia. La sperimentazione senza strategia ha un nome: improvvisazione.

Un’impresa che non genera valore, non è definibile tale ed è destinata a scomparire.

Non ti darò ricette per il successo perché non ne ho, non ne conosco. Quello che farò, è darti un consiglio: da dove partire.

Partirei da un foglio A4, all’interno del quale andare a scrivere le 11 REGOLE DEL GARAGE (+ 3 consigli) che è possibile che tu abbia già letto da qualche parte. Attacca questo foglio sulla porta di ingresso della tua azienda, in una sala riunioni, sulla scrivania, ma leggilo tutti i giorni. Perché sono state scritte nel 1941, ma sono incredibilmente attuali.

Il garage a cui fanno riferimento non è il mio, ma è quello nel quale è nata la Hewlett-Packard, motivo per il quale a questo garage si fa riferimento come il luogo da cui è nata la Silicon Valley californiana (nel mio ci ritiro l’auto).

I 3 consigli sono miei, quindi non li troverai da nessun’altra parte, dovrai arrivare alla fine dell’articolo.

1. Believe you can change the world

Tu puoi cambiare il mondo. E se tu puoi cambiare il mondo anche le aziende, che vivono e prosperano grazie agli esseri umani dei quali sono composte, possono cambiare il mondo.

Elon Musk proverebbe a convincerti così per lavorare da lui:

Helping humanity fight global warming and pollution with electric cars and solar panels, and colonize space”.

Wow.

Le aziende del futuro non parlano (solo) con i numeri, parlano del loro scopo. E fanno bene chiacchierando con la Generazione Z, alla ricerca di mentori prima che di manager.

2. Work quickly, keep the tools unlocked, work whenever

Tre parole: stare sul pezzo.

Non viviamo nell’era della velocità, il futurismo è passato, siamo nell’era dell’accelerazione.

Imparate continuatamente, lasciatevi contagiare da tutto quello che vi circonda, pronti a usare le competenze acquisite al momento giusto.

3. Know when to work alone and when to work together

Sono convinto che chi sa lavorare in armonia con le altre persone, sappia lavorare bene anche individualmente. Se non sai lavorare in team, quasi sicuramente non servi o non servirai (punto successivo).

4. Share tools, ideas. Trust your colleagues

I grandi risultati si raggiungono solo insieme, perché l’unione può generare sinergia (1+1+1+1 = 6), l’individualismo (1 = 1) non può, per definizione.

L’individuo esce sempre sconfitto dal confronto con un team di persone che cooperano.

Le aziende possono generare valore solo dalla collaborazione degli individui che la compongono. Un grande individualista, un talento anarchico può generare risultati che saranno all’interno di un range compreso tra “risultati effimeri di breve periodo” e “danni gravi all’organizzazione”.

Ogni team, infatti, va alla velocità del più lento. Non alla velocità media, o del leader, ma del più lento.

Qui entra in gioco una duplice responsabilità: da parte del management di formare le persone, farle crescere, definire obiettivi e misurare le performance raggiunte. Da parte di chi entra in un’azienda assumersi responsabilità, aiutare un collega, remare insieme per ottenere risultati non saranno più temi da bonus di fine mese, ma il minimo garantito per permettere alla propria organizzazione di competere in un mercato del lavoro sempre più complesso.

Ditemi che cosa fare e io lo faccio”, lo dice un robot antropomorfo.

Per ora almeno, perché con l’Intelligenza Artificiale sta cambiando anche questo. Alle persone è chiesto di più.

5. No politics. No bureaucracy (these are ridiculous in a garage)

Se politica e burocrazia erano dannose anche in un garage nel 1941, davvero serve spiegare perché non porterebbero a nulla di buono in un’organizzazione moderna?

6. The customer defines a job well done

Il cliente ha sempre ragione. Se non ti piace detto così, prova con: “è il mercato che deciderà se la vostra azienda genera abbastanza valore”.

Ci sono due tipi di startup: quelle che partono da una grande idea del loro founder (ne trovate poche, dopo i famosi primi tre anni) e quelle che nascono per rispondere a un’esigenza del mercato di riferimento. Le seconde le riconosci, generano ricavi.

7. Radical ideas are not bad ideas

Ci sono i piccoli miglioramenti quotidiani, poi ci sono le grandi idee.

La ruota non si riesce a inventarla tutti i giorni, ma non farti spaventare da quanto un’idea possa essere fuori dagli schemi.

Non chiederti solo perché un’idea dovrebbe funzionare, chiediti piuttosto: perché non dovrebbe farlo?

8. Invent different ways of working

Tutti i paradigmi connessi al mondo del lavoro stanno mutando: luoghi, modalità, misurazione delle performance

Una parola, non traducibile, lo spiega in modo perfetto: smart.

Se le persone sono messe nelle condizioni di lavorare in armonia, lavorano duro.

9. Make a contribution every day; if it doesn’t contribute, it doesn’t leave the garage

Piccoli progressi quotidiani: fai in modo che la persona che esce la sera dall’ufficio sia migliore della versione che è entrata la mattina.

Tanti piccoli miglioramenti quotidiani possono generare grandi idee se condivisi. Ricordi il discorso delle sinergie, vero?

10. Believe that together we can do anything

Una sfida che può spaventarvi singolarmente impallidisce davanti alla forza di un team.

Se hai una grande idea, ma non sai come farla funzionare non proteggerla egoisticamente: un tuo collega potrebbe essere il pezzo del puzzle mancante per ottenere un grande risultato.

E un domani quel pezzo potresti essere tu: si vince insieme, si perde singolarmente.

11. Invent

Nessuna Università insegna a diventare inventori: prova a farlo divertendoti quotidianamente.

Mai come oggi è possibile fare delle vostre passioni una nuova startup.

Qui finiscono le 11 REGOLE DEL GARAGE, se sei arrivato fino a qui credo sia giusto lasciarti anche i miei 3 consigli da aggiungere a queste regole.

(Consiglio) 1: Save the rebels

Sicuramente conoscerai un ribelle, e se è vero quello che disse Ruth Messinger: “non sono i ribelli a creare i problemi, ma i problemi a creare a i ribelli” faresti meglio a tenertelo stretto nella tua azienda.

Essere ribelle non significa per forza essere un antagonista. Spesso si tratta di un tipo di talento che è indicatore di una forza divergente senza limiti, che mette continuamente in discussione la situazione e non smette di interrogarsi sul come migliorarla.

Leggete qualche biografia dei grandi imprenditori e manager: non erano persone facili, anzi.

(Consiglio) 2: Kill the gap

Uomini e donne hanno sfumature diverse, differenti metodi per arrivare a una soluzione, per approcciare un problema.

Non esiste un metodo migliore di un altro: questo è il bello.

Viviamo un mondo del lavoro caratterizzato da sfide complesse, e la complessità si può affrontare solo percorrendo insieme la strada.

Il vergognoso gap nel mondo del lavoro tra uomini e donne deve finire, e questo deve finire con un’educazione che deve partire dalle scuole, dove si formano — prima che uomini e donne — persone.

Qual è il suono di una sola mano che applaude?

Eliminare il gap non per fare un favore alle donne, come se fosse una concessione, ma per sprigionare quel talento oggi purtroppo ancora ingabbiato in assurdi schemi mentali ereditati da mentalità cancellate dalla storia.

Oggi sappiamo che questa è un’esigenza delle donne, raggiungere la parità di genere.

Se mai dovessimo raggiungerla ci renderemo conto di quanto di questo ne avevamo bisogno tutti, per rendere le nostre aziende più competitive e, soprattutto, eque.

(Consiglio) 3: Next generation leadership

Un consiglio ai leader. Non agli imprenditori, o ai manager. Ai leader. Perché tutti possiamo trovarci nel ruolo di leader, anche semplicemente aiutando un collega in difficoltà o in un momento di debolezza.

Oggi la leadership in azienda non si manifesta nell’essere i migliori nel fare qualcosa, ma nell’essere capaci di attrarre i migliori talenti in circolazione e integrarli nella propria organizzazione.

Dopo l’ennesimo trionfo in vasca di Michael Phelps, LeBron James postò su Twitter una foto, accompagnata dalla frase: “winners focus on winning, losers focus on winners”.

I vincenti si concentrano sulla vittoria, i perdenti si concentrano sui vincenti.

Lo sguardo di Phelps rivolto verso il traguardo, lo sguardo del suo avversario rivolto verso Phelps.

Per affrontare quello che succederà, poche regole ma chiare: concentrati su dove vuoi arrivare, definisci una strategia per farlo, fai crescere il tuo team, affidati alla magia del lavoro di squadra e lasciati sorprendere.

Egidio Alagia

Egidio Alagia

Event Manager | Leadership Team Member @ SingularityU Legnano Chapter